2 agosto 1980/2 agosto 2004: le loro parole stanno a zero

2 agosto 1980 – 2 agosto 2004

Le loro parole stanno a zero

A 24 anni di distanza dalla strage alla stazione di Bologna anche quest’anno, sentiremo le xxx solite parole di chi mentirà sapendo di mentire, di chi prometterà sapendo che non potrà mantenere.

Verranno pronunciate parole che mai renderanno giustizia alle vittime di un’attentato ignobile i cui mandanti, fiancheggiatori e complici sono tuttora ignoti, protetti da interi apparati di Stato e coperti dalla vergogna del suo segreto.

Questa è la parte che quest’anno reciterà il ministro Lunardi salendo sul palco per la commemorazione.

Altre 23 persone prima di lui hanno promesso di “fare piena luce sui fatti”, “rendere giustizia alle vittime”, “punire chi ha insabbiato le indagini”, persino di “togliere il segreto di Stato”.

Niente di tutto questo è stato fatto, chi ha promesso ha mentito.

La mattina del 2 agosto 2004 noi saremo in piazza Nettuno e saremo parte di tutte le donne e gli uomini di questa città, che considerano questa giornata videos porno gay non solo momento del ricordo, ma anche un punto di partenza, una leva per chiedere e pretendere che non sia tutto sempre uguale, che le parole abbiano un senso, che le promesse siano un pegno, che questo Paese possa finalmente sapere chi, come e perchè ha deciso di uccidere centinaia di innocenti percorrendo la strategia infame chiamata della Tensione.

Per non rivivere nè qui nè altrove quello che questa città ha subito.

Questo è quanto. E pensiamo di essere in tanti a pensarla così.

Speriamo che molti di voi ci siano, ascoltando l’appello dei famigliari, ma anche con la rabbia di chi non vuole sopportare altre menzogne.

In un contesto di guerra permanente ci sentiamo parte di una memoria collettiva che raccoglie ferite aperte, cittadine e globali, a Bologna come ad Acteal in Messico fino alla stazione Atocha di Madrid: civili inermi che pagano colpe di un Potere corrotto e violento, donne ed uomini ostaggi di una guerra che non hanno mai deciso di combattere.

Facciamo sì che le parole non stiano a zero, perchè siamo stanchi di discorsi rituali e menzogne premeditate.

Ci vediamo alle 9.00 in Piazza del Nettuno.

Disobbedienti

Sono passati tre anni dai giorni in cui le moltitudini scesero

Sono passati tre anni dai giorni in cui le moltitudini scesero in piazza contro i potenti della terra ritrovatisi a Genova per la messinscena del teatrino del G8.

Il 20 luglio 2001 la mano di un carabiniere, con particolare precisione, mirò e uccise Carlo Giuliani, dopo che altri colpi di pistola furono sparati contro il corteo dei disobbedienti proveniente dal Carlini. Il bilancio di sangue sarebbe stato ancora più alto se non ci si fosse difesi.

Furono giornate di brutale e ferocia repressione di cui oggi le testate dei giornali più importanti non parlano. E invece parlare di quello che avvenne nella settimana del G8 2001 significa capire quello che è successo in questi tre anni sia sulle megasesso inchieste e i teoremi giudiziari creati per imbavagliare il movimento, sia per la continuità con cui si sono portate avanti le mobilitazione contro la guerra, il diritto di asilo, i diritti di cittadinanza. Oggi alcune cose sono cambiate grazie a quella moltitudine che scese nelle strade e, malgrado tutti i tentativi di fermarla, non cessa di riprodursi. Crediamo che questo sia il modo migliore di ricordare Carlo Giuliani, ragazzo.

Il commento di Marco Rigamo della redazione di Radio evasione.

I quotidiani europei riportano la notizia della modifica del tracciato del muro “dell’apartheid” a nord-ovest di Gerusalemme avvicinando così la barriera più vicino ai confini della “Linea Verde” del 1967. Tuttavia il muro continua ad avanzare a scapito della vita quotidiana dei civili palestinesi. La corrispondenza con Michele Giorgio, giornalista, da Gaza.

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Vergogna! Il governo sceglie la strada della deportazione per i profughi della Cap Anamur

Vergogna! I 31 profughi della Cap Anamur deportati dall’aereoporto di Fiumicino (Roma).

In queste ore pare ormai certo che dall’aeroporto di Fiumicino con il volo verso il Ghana nella notte saranno espulsi i 31 cittadini africani soccorsi lo scorso 21 giugno dalla nave tedesca Cap Anamur.

Nel pomeriggio erano stati espulsi verso la Nigeria cinque profughi.
In questo momento è in corso un presidio all’aeroporto romano di Fiumicino.
Ore 22.20 – La polizia sta intervenendo per disperdere il presidio.
Ore 22.00 – Gli attivisti sono entrati dell’atrio dell’aeroporto. tutti negano che i profughi siano nell’area aeroportuale.

La cronaca della giornata a cura del Progetto Melting Pot Europa.

“Costruiamo una staffetta di presenza stabile insieme agli amministratori siciliani a Caltanissetta”, questo l’appello lanciato dalla delegazione di amministratori locali e dagli attivisti delle reti per i diritti di cittadinanza da Caltanissetta.

Domenica 18 luglio a partire dalle ore 17.00 si è tenuto un presidio fuori dal cpt e una delegazione è potuta entrare ed incontrare i 22 profughi della Cap Anamur, come spiega Alessandra, Lab. Zeta.

– audio 01

Lunedì 19 la mattinata in Sicilia inizia con un nuovo incontro in Prefettura. Il Prefetto di Caltanissetta ha accettato di incontrare Luana Zanella, parlamentare Verdi e Gioacchino De Maria, sindaco di Delia. “Dal primo incontro di questa mattina con il Prefetto di Caltanisetta pare evidente che il Governo ha intenzione di continuare il sequestro illegale dei profughi della Cap Anamur”, comunicano da Caltanissetta. I rappresentanti del governo di questa città hanno infatti informato che i profughi della Cap Anamur dovranno incontrare nuovamente la Commissione centrale per il riconoscimento dello status di rifugiato politico e che la loro sorte dipende unicamente dal Ministero degli interni, come spiegano in questa corrispondenza Milena Zappon, Progetto Melting Pot Europa e Alessandro Metz, consigliere regionale Verdi Friuli Venezia Giulia.

– audio 02

“Questa è una battaglia che contrappone le politiche di accoglienza delle città a quelle di chiusura ed esclusione del governo”, sottolineano i delegati delle amministrazioni locali. “Lanciamo, quindi, a tutti un appello urgente e concreto per costruire una stafetta fisica di presenza qui a Caltanisetta per continuare la pressione affinchè questa vicenda si risolva. Contemporaneamente lanciamo un appello ai parlamentari perchè ci sia il massimo di pressione ed iniziative a Roma e a tutte le associazioni antirazziste perchè continui la mobilitazione della società civile. La vicenda della Cap Anamur è la cartina videos porno gratis di tornasole della distanza tra la politica dell’accoglienza praticata dalle nostre città e la politica repressiva e liberticida di questo governo. Non lasciamoli soli! Continuiamo la nostra presenza assieme agli amministratori siciliani! Libertà ed accoglienza per i profughi della Cap Anamur!

Questo l’appello che giunge da Caltanissetta, come spiega Milena in questa corrispondenza a seguito dell’incontro con il Prefetto. A breve la delegazione si sposterà in Questura.

– audio 03

Ore 11.30 – L’appello lanciato da Caltanissetta sta già trovando diverse adesioni. Ne abbiamo parlato con Salvatore Amura, Rete nuovo municipio assessore del Comune di Pieve Emanuele (Milano).

– audio 04

Ore 13.30 – E’ da poco terminato l’incontro presso la questura di Caltanissetta. Il Questore ha spiegato alla delegazione che ieri ha mandato dai 22 profughi nel cpt alcuni funzionari dell’ufficio stranieri di Caltanissetta per verificarne l’identità. Infatti, secondo l’attuale legge sull’immigrazione, spetta al Questore decidere se rilasciare o meno permessi di soggiorno per motivi umanitari. “Ieri abbiamo incontrato i 22 cittadini sudanesi”, spiega Gianfranco Bettin, prosindaco di Mestre, “si trovano stipati in un container su una spianata di cemento sotto il cocente sole siciliano. Non c’è alcun motivo per cui queste persone rimangano nel cpt.” Prosegue Bettin. “La liberazione dei 36 profughi della Cap Anamur dipende chiaramente da Roma, per questo come rappresentanti di amministrazioni locali stiamo scrivendo un appello alla mobilitazione generale. Invitiamo tutti gli amministratori a fare pressione perchè questa vicenda trovi una soluzione di accoglienza e ospitalità e allo stesso tempo a creare con noi una sorta di staffetta, di turn over tra amministratori per far sì che ci sia sempre qualcuno qua a Caltanissetta.
Ci appelliamo anche al movimento, alle reti sociali perchè moltiplichino le iniziative e i presidi in tutte le Prefetture, simbolo del governo nelle città.
Questa vicenda”, conclude Bettin, “mostra l’importanza della mobilitazione dei municipi, mostra come ci sia un’alternativa seria all’arroganza e al razzismo del governo.”

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Ore 14.00 – “Stiamo tornando al cpt di Caltanissetta, rinominato ’Pian del lager’. Dopo gli incontri di questa mattina in Prefettura e in Questura, gli amministratori presenti hanno lanciato l’appello alla presenza e mobilitazione generale”, spiega Milena Zappon, Progetto Melting Pot Europa.

– audio 06

Ore 16.30 – Continua il presidio di fronte al cpt di Caltanissetta, dove questo pomeriggio è stato negato agli avvocati di entrare nel lager etnico per incontrare i propri assistiti. Gli avvocati stanno quindi presentando protesta formale contro questo diniego.
“Il presidio di fronte al cpt ormai continua da giorni, anche durante la notte”, spiega Milena, “da Caltanissetta continua ad essere lanciato l’appello alla mobilitazione generale.”

– audio 07